In un recente approfondimento scientifico condotto insieme al Prof. Gualtiero Nicolini, il Dott. Raffaello Pagani ha affrontato il delicato legame tra CCSVI (Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale) e Sclerosi Multipla, tracciando un quadro ampio e aggiornato della diagnosi e delle potenziali strategie terapeutiche. L’intervista, di taglio divulgativo, aiuta a comprendere come l’approccio classico sia oggi superato e quanto sia fondamentale una visione più estesa e multidisciplinare della patologia.
CCSVI e SM: uno sguardo oltre le valvole
Il concetto di CCSVI, introdotto nel 2009 dal Prof. Zamboni, ha messo in luce una nuova ipotesi patogenetica per la sclerosi multipla: il ristagno venoso e l’insufficiente drenaggio del sangue dal cervello al cuore potrebbero contribuire all’infiammazione cronica e al danno neurologico. Inizialmente, l’attenzione si è concentrata sulle valvole malformate della vena giugulare interna, localizzate nel tratto inferiore del collo (J1), come causa principale dell’ostruzione al deflusso.
Ma negli anni successivi, l’esperienza clinica e l’uso di tecniche diagnostiche più avanzate hanno mostrato una realtà più complessa: ostacoli venosi possono essere presenti anche a monte delle valvole, nel tratto medio e superiore del collo, e possono essere causati da compressioni muscolari, strutture ossee, arterie adiacenti o anomalie anatomiche.
Oltre l’angioplastica: il fallimento della visione unilaterale
Molti pazienti trattati nei primi anni con angioplastica (PTA) per dilatare le valvole venose hanno visto recidive o insuccessi. Secondo il Dott. Pagani, ciò è dipeso da una visione troppo parziale della patologia: trattare le valvole senza considerare altre potenziali compressioni, come quelle causate dal muscolo omoioideo o dal processo stiloideo dell’osso temporale, significa trascurare l’origine reale dell’ostruzione.
È qui che emerge la necessità di una diagnostica “a 360 gradi”. Oltre all’EcoColorDoppler cervicale, oggi si impiegano Angio-Risonanza Magnetica, Angio-TAC e flebografia. È essenziale analizzare anche il tratto intracranico e il passaggio cranio-cervicale (C1-C3), dove spesso si annidano le cause più importanti di compressione.
Una nuova equipe di specialisti
Per affrontare in modo efficace la CCSVI nei pazienti con sclerosi multipla, non basta più l’intervento del solo angiologo o chirurgo vascolare. Servono nuove figure:
- Il neuroradiologo, per analizzare la morfologia venosa intracranica e individuare segni di ipertensione venosa.
- Il radiologo interventista, che può accedere a zone profonde tramite cateterismo senza chirurgia.
- Il fisiatra e il fisioterapista, che possono contribuire con terapie conservative quando le compressioni sono muscolari.
- Il neurochirurgo o lo specialista ORL, nei casi in cui è necessario rimuovere chirurgicamente processi ossei compressivi (stiloidectomia o interventi su C1).
È evidente che la CCSVI non è più una semplice condizione vascolare isolata, ma una sindrome complessa che richiede la cooperazione di un team.
Il contributo dell’oculista e dell’otorino
Un tema importante emerso durante l’intervista riguarda le manifestazioni oculari e auricolari legate alla CCSVI. Disturbi visivi inspiegabili (annebbiamento, papilledema, emorragie retiniche) o sintomi come acufeni e vertigini possono essere segnali indiretti di un ostacolo venoso.
Il Dott. Pagani sottolinea l’importanza di coinvolgere anche l’oculista, che tramite l’analisi del fundus può osservare segni di ipertensione venosa o reflussi retrogradi. Anche lo studio del nervo ottico e della sua guaina con l’EcoColorDoppler può offrire informazioni preziose.
Allo stesso modo, l’otorino può essere coinvolto in casi di sindrome di Menière o problemi vestibolari, nei quali è stata dimostrata una correlazione con la CCSVI.
Un approccio su misura: dalla diagnosi alla chirurgia
Il vero messaggio che emerge dall’intervista è la necessità di personalizzare ogni diagnosi e ogni intervento. La CCSVI non è uguale per tutti i pazienti, e i trattamenti devono essere scelti in base all’ostacolo prevalente:
- Terapie conservative per compressioni muscolari (fisioterapia specifica, esercizi posturali);
- Angioplastica o stent nei casi valvolari puri;
- Chirurgia decompressiva per osteo-compressioni (stiloidectomia, interventi su C1/C2);
- Combinazione di tecniche per casi complessi.
Telemedicina e collaborazione a distanza
Infine, il Dott. Pagani sottolinea che è possibile creare un network di professionisti anche operanti in luoghi diversi. Grazie alla telemedicina e alla condivisione digitale di referti e immagini, è oggi più semplice coordinare un percorso diagnostico-terapeutico anche su scala nazionale e internazionale.
Infine, il Dott. Pagani sottolinea che è possibile creare un network di professionisti anche operanti in luoghi diversi. Grazie alla telemedicina e alla condivisione digitale di referti e immagini, è oggi più semplice coordinare un percorso diagnostico-terapeutico anche su scala nazionale e internazionale.
La CCSVI rappresenta una nuova chiave di lettura per molte patologie complesse come la sclerosi multipla. Ma affrontarla con efficacia richiede un cambio di mentalità: non basta più focalizzarsi sulle valvole. Serve uno sguardo d’insieme, una rete di specialisti e una diagnostica approfondita.
L’intervista al Dott. Pagani lo chiarisce con forza: la strada verso il miglioramento passa dalla conoscenza, dalla collaborazione e dalla capacità di superare approcci rigidi e obsoleti. Un messaggio di speranza e concretezza per tutti i pazienti.
