Negli ultimi anni, il mio lavoro clinico mi ha portato ad approfondire una possibile connessione che, pur restando ai margini del dibattito scientifico dominante, merita oggi una riconsiderazione attenta: il ruolo dell’insufficienza venosa cerebrospinale cronica (CCSVI) in due sindromi complesse e debilitanti come la fibromialgia e la sindrome da stanchezza cronica, nota anche come CFS o ME. Sono patologie multifattoriali, certo, ma sempre più pazienti che ne sono affetti mostrano segni clinici compatibili con una disfunzione del drenaggio venoso cerebrale. In questo articolo voglio condividere l’esperienza clinica maturata, confrontarla con la letteratura disponibile e proporre una prospettiva che superi il paradigma esclusivamente neurologico.
Cos'è la CCSVI e perché potrebbe essere rilevante
La CCSVI è una condizione in cui il ritorno venoso dal cervello al cuore è compromesso, in genere a causa di stenosi, compressioni extraluminali o reflussi patologici a livello delle vene giugulari interne, vertebrali o della vena azygos. Ciò comporta una congestione venosa cronica che, nel tempo, può determinare un aumento della pressione intracranica, un’ipossia tissutale e uno stato infiammatorio cronico di basso grado.
Nonostante le controversie nate in seguito alla sua associazione con la sclerosi multipla, ho potuto osservare come molti pazienti con diagnosi di fibromialgia e CFS presentino sintomi che rientrano perfettamente nel quadro clinico della CCSVI: cefalea posizionale, senso di pressione intracranica, disturbi visivi, acufeni, affaticamento cronico e, soprattutto, un miglioramento soggettivo dei sintomi in posizione supina.
Fibromialgia e CFS/ME: una sofferenza spesso invisibile
Fibromialgia e CFS/ME sono sindromi spesso sovrapposte. La fibromialgia è caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso, affaticamento e disturbi del sonno, mentre la CFS si manifesta con stanchezza profonda non alleviata dal riposo, brain fog e intolleranza all’attività fisica o mentale (il cosiddetto post-exertional malaise). A livello clinico, ho osservato come molti pazienti con queste diagnosi presentino anche disfunzioni neurovegetative importanti, come tachicardia posturale, intolleranza ortostatica, crisi vagali e fluttuazioni pressorie, che suggeriscono un coinvolgimento autonomico.
Ma quello che più mi colpisce è la frequente presenza di sintomi posizionali: pazienti che stanno peggio in piedi, che migliorano sdraiandosi, che percepiscono un aumento della pressione alla testa con il passare delle ore. Tutti segnali che mi spingono a sospettare una componente vascolare, nello specifico un problema di drenaggio venoso.
Le evidenze scientifiche esistenti: un quadro in evoluzione
Anche se pochi studi hanno finora esplorato direttamente la relazione tra CCSVI e queste due sindromi, diverse ricerche hanno documentato alterazioni del flusso cerebrale e della regolazione vascolare nei pazienti con fibromialgia o CFS. Tali evidenze, pur non facendo riferimento diretto alla CCSVI, si integrano perfettamente con l’ipotesi di una disfunzione venosa come concausa o amplificatore dei sintomi.
Uno studio del 2011 condotto da Ford et al., utilizzando la risonanza magnetica perfusionale, ha rilevato una ridotta irrorazione del talamo nei pazienti fibromialgici, associata a una disconnessione funzionale tra le aree del dolore e quelle cognitive. Ciò che mi ha colpito è che questi pattern si osservano anche in pazienti con CCSVI, suggerendo che l’ipossia venosa potrebbe influire sulla regolazione del dolore.
Montoro et al., attraverso doppler transcranico, hanno osservato una variabilità ridotta del flusso cerebrale nei soggetti con fibromialgia, un dato che io stesso ho spesso riscontrato con esami dinamici in ortostatismo. Questa rigidità nella regolazione del flusso si associa clinicamente a peggioramento della fatica, del dolore e della tolleranza allo sforzo.
In un’altra pubblicazione su PLOS ONE, Rodríguez e colleghi hanno descritto un’aumentata complessità del segnale cerebrale a riposo nei soggetti con fibromialgia, indice di un’instabilità nella regolazione vascolare. Anche se non si menziona la CCSVI, le analogie con i sintomi riscontrati nei miei pazienti CCSVI-positivi sono evidenti.
Infine, uno studio di Kaya et al. ha mostrato come i volumi di flusso nelle carotidi e vertebrali risultino correlati alla severità dei sintomi, pur non essendo necessariamente alterati in senso assoluto. È un dato cruciale: non è sempre la quantità di flusso a essere anomala, ma il modo in cui esso si regola e risponde alle necessità cerebrali.
La CCSVI come amplificatore della disfunzione
La mia ipotesi, basata su anni di esperienza clinica, è che la CCSVI rappresenti un fattore aggravante o un co-fattore scatenante in soggetti già predisposti. Non tutti i pazienti con fibromialgia o CFS sono affetti da CCSVI, ma in molti di essi si riscontra una compromissione del deflusso venoso, soprattutto in presenza di anomalie strutturali (come compressioni da stiloidi o muscoli scaleni) o instabilità cervicale.
Il drenaggio venoso inefficiente può accentuare la congestione intracranica, la disfunzione neurovegetativa, la stanchezza cronica e persino la sensibilità al dolore. Ecco perché è fondamentale includere nella valutazione di questi pazienti una diagnosi ecocolordoppler venoso dinamica, in grado di individuare eventuali ostacoli meccanici o funzionali al ritorno del sangue dal cervello.
Cosa ci insegna l’esperienza con la sclerosi multipla
Sebbene questo articolo non riguardi direttamente la sclerosi multipla, è interessante notare che uno studio di Zamboni et al. ha evidenziato una riduzione significativa della fatica nei pazienti SM dopo trattamento endovascolare per CCSVI. Anche se i meccanismi sono diversi, la fatica cronica rappresenta un sintomo comune alle tre condizioni, e il miglioramento osservato in quel contesto rafforza l’idea che la congestione venosa cronica possa avere un impatto diretto sulla sintomatologia sistemica.
Implicazioni pratiche e direzioni future
La medicina non può ignorare l’evidenza clinica solo perché mancano studi randomizzati su larga scala. È vero: la CCSVI non è ancora universalmente accettata dalla comunità neurologica, ma i dati accumulati finora, insieme alle osservazioni sul campo, impongono una rivalutazione. I pazienti con fibromialgia e CFS che presentano segni clinici compatibili con un’alterazione del drenaggio venoso devono essere studiati, non esclusi a priori.
Il futuro richiede studi multicentrici, diagnosi standardizzate, imaging avanzato e un approccio integrato tra neurologia, angiologia e medicina funzionale. Ma nel frattempo, possiamo e dobbiamo fare già molto.
📊 Riepilogo dei principali studi vascolari nella fibromialgia
| Studio | Tecnica | Risultati principali |
|---|---|---|
| Ford et al. (2011) | MRI perfusionale | Ridotta perfusione cerebrale (talamo), alterata rete dolore |
| Montoro et al. (2018) | Doppler transcranico | Variabilità vascolare ridotta, correlata a fatigue e dolore |
| Rodríguez et al. (2017) | fMRI a riposo | Aumento complessità del flusso, instabilità nella regolazione vascolare cerebrale |
| Kaya et al. (2017) | Color-Doppler carotideo | Flusso normale ma correlato alla gravità dei sintomi |
| Malagoni et al. (2010, MS/CCSVI) | Endovascolare + FSS | Riduzione significativa della fatica dopo trattamento CCSVI |
Non sostengo che la CCSVI sia la causa primaria della fibromialgia o della CFS. Ma in una percentuale non trascurabile di pazienti, la valutazione venosa ha permesso di scoprire un tassello importante che mancava nella comprensione del loro quadro clinico. Una valutazione accurata del drenaggio venoso può aprire nuove strade diagnostiche e terapeutiche, migliorando significativamente la qualità della vita in pazienti che troppo spesso vengono abbandonati alla sola gestione sintomatica.
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Es un artículo interesante y muestra cómo con un equipo multidisciplinario se pueden mejorar los diagnósticos y dar tratamientos más prometedores para los pacientes, felicitaciones por su articulo
Gracias, Alejandro. Coincido plenamente en que el abordaje multidisciplinar es fundamental para lograr diagnósticos más precisos y tratamientos más eficaces en estas condiciones complejas. Me alegra que el artículo haya sido de su interés y espero que pueda seguir aportando una visión útil para pacientes y profesionales.